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Noir
Concorso letterario

Una boccata amara

Ecco il racconto che ha vinto l’11ª edizione del concorso Cooperazione noir, ambientato nell’area di servizio autostradale di Coldrerio. Un caso di femminicidio e un testimone riluttante. L’autore è Angelo Russo di Melano.

TESTO
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Andrea De Carli
06 maggio 2019

Leggete tutti i racconti che hanno partecipato a Cooperazione noir 2019, scaricando il PDF qui sotto:

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A quell’ora di notte c’è solo un posto dove è ancora possibile comprare le sigarette, la stazione di servizio autostradale. Il display della macchina segnava la 1:37 quando Cosimo scese dalla vettura ed entrò nel grande e moderno edificio, rinnovato solo qualche anno prima. L’interno era deserto, eccezion fatta per un’assonnata commessa, che a malapena sollevò lo sguardo per verificare che fosse entrato qualcuno. D’altro canto a quell’ora di un mercoledì di ottobre non è che ci si potesse aspettare di trovare una gran folla in quel di Coldrerio.

L'autore-vincitore di Cooperazione noir

Angelo Russo (1981) vive a Melano. Ha studiato scienze della comunicazione e lavora nell’amministrazione di un Comune del Mendrisiotto. Ama la letteratura, la musica e il cinema e cova il malcelato sogno di scrivere un romanzo. I suoi giallisti preferiti sono Jean-Claude Izzo e Massimo Carlotto, ma i romanzi per lui “più ispiranti” sono stati “La montagna incantata” di Thomas Mann e “Narciso e Boccadoro” di Hermann Hesse. L’idea del racconto con cui ha partecipato e vinto “Cooperazione noir 2019” è «partita da temi di attualità, quali il precariato e il femminicidio, per finire a riflettere sull’ignavia latente di questi tempi, dove per il quieto vivere troppe ingiustizie vengono taciute».

Cosimo seguì stancamente il percorso obbligato, che si snodava in un variopinto caleidoscopio di snack dolci e salati e che conduceva infine verso la cassa. Jessica, così recitava la targhetta identificativa della commessa, lo salutò senza enfasi guardandolo attraverso, come se Cosimo fosse stato del tutto trasparente. Lui ricambiò il saluto, chiese educatamente un pacchetto di Camel filter, pagò, ringraziò ed uscì.

Aveva posteggiato la sua macchina a ridosso dell’edificio e la raggiunse in pochi secondi, era stanco e un po’ alticcio. Dopo l’estenuante turno di lavoro, peraltro mal pagato, aveva bevuto a sazietà in un Pub di Chiasso, per dimenticare la sua condizione di frontaliere precario. In preda ad una sorta di crisi d’astinenza da tabacco aveva di proposito allungato il tragitto passando dall’autostrada per poi raggiungere il valico che lo avrebbe riportato a casa. Ma prima di avviarsi avvertì la voglia di fumare una sigaretta in tutta tranquillità. Tolse delicatamente la plastica dal pacchetto, eliminò la linguetta di carta, estrasse una sigaretta e la accese. Aspirò avidamente un paio di boccate, poi si appoggiò al cofano dell’auto e cominciò a guardarsi attorno.

Il flusso dei veicoli era molto ridotto e la stazione di servizio appariva altrettanto deserta anche all’esterno. Rigirandosi davanti a sé, attraverso la vegetazione e l’area picnic, scorse però un’altra auto. Era distante non più di una decina di metri e dalla sua posizione aveva un vista perfetta di quanto accadeva all’interno dell’abitacolo. Pensò che avrebbe potuto essere un simpatico diversivo quello di cercare di indovinare cosa stesse avvenendo là dentro. Prima di tutto scorse nitidamente due figure, al lato guidatore c’era un uomo con i capelli molto corti, forse pelato, mentre al lato passeggero una donna con i capelli ricci lunghi fino alle spalle.

Vide che i due stavano parlando e dalla gestualità intuì che ci fosse parecchia concitazione. Nonostante la distanza e con la complicità del blando traffico, concentrandosi, riusciva quasi a sentire il vociare agitato dei due. Percepito ciò provò disagio, pensò che gli sembrava di impicciarsi di fatti altrui. Si rese però pure conto che provava una sorta di morbosa curiosità e che avrebbe voluto sapere chi fossero i due litiganti, perché stessero discutendo e cosa si stessero dicendo. Si accorse di essere in una posizione privilegiata dalla quale poteva vedere la scena, ma che difficilmente avrebbe potuto essere scorto dagli occupanti del veicolo.

Finita la sigaretta la spense schiacciandola a terra sotto la scarpa e cercò di acuire vista e udito per dare risposta ai suoi quesiti. Vide la donna che si portava le mani al volto e credette che stesse piangendo. L’uomo invece colpì diverse volte il volante con il pugno destro, sfogando apparentemente tutta la sua rabbia. Poi successe tutto in un attimo, l’uomo afferrò la testa della donna e cominciò a sbatterla contro il cruscotto. Una, due, tre, quattro e cinque volte. Nella penombra a Cosimo sembrò di vedere le gocce di sangue schizzare ai lati e forse anche quelli che sembravano i denti della malcapitata. L’uomo con un gesto secco lasciò la testa della donna, che si afflosciò di lato appoggiandosi fra il sedile e il finestrino, senza dare nessun osservabile segno di vita. L’uomo prima si portò le mani al viso, poi cominciò a guardarsi attorno per capire se qualcuno avesse potuto assistere alla scena. Dieci metri dietro di lui, quasi interamente nascosto dalla vegetazione, Cosimo era impietrito; si era istintivamente portato le mani alla bocca, a soffocare un urlo che in realtà gli si era strozzato già molto più in basso.

L’uomo mise in moto e lasciò il posteggio passando davanti alla fila di stalli dove era posteggiata la macchina di Cosimo, che con uno slancio vi si era acquattato dietro, nascondendosi allo sguardo del conducente. La vettura proseguì sorpassando le pompe di benzina e si avviò verso l’uscita dell’area di servizio per reimmettersi sull’A2 in direzione Nord.

In una frazione di secondo Cosimo guadagnò il posto di guida e mise in moto pronto a lanciarsi all’inseguimento dell’autore di quell’inaudito gesto di violenza, ma si sentiva bloccato. Si chiese se lui fosse un eroe, se avesse davvero potuto salvare la vita della donna o quantomeno garantirle giustizia. Si soffermò a pensare alla sua vita, 38 anni, una moglie e tre figli a carico, operaio precario, ancora mezza vita davanti e così tanto da perdere. E così rispose alla sua stessa domanda. Cosimo non era eroe. Non amava la violenza, in particolare contro i più deboli, ma non avrebbe sacrificato la propria vita, o anche solo corso il rischio, per qualcuno che non conosceva. Si rese perfettamente conto che quella scena l’avrebbe tormentato a lungo, avrebbe disturbato il suo sonno per anni. Il senso di colpa l’avrebbe logorato, divorando il suo cuore una cellula alla volta. Ma Cosimo non era un eroe. Era uno come tanti, che vorrebbe la giustizia, ma non è pronto a rischiare per averla. Uno che ha una vita da mandare avanti, una famiglia di cui occuparsi e molte lunghe notti per vegliare i suoi demoni.


Giallo al femminile

Dall’8 al 10 maggio, XV edizione di “Tutti i colori del giallo”, al cinema Lux di Massagno. Con tre scrittrici molto seguite e apprezzate: Alice Basso, Paola Barbato e Marilù Oliva.

“Il giallo è donna” è il titolo della XV edizione di “Tutti i colori del giallo”, che si tiene dall’8 al 10 maggio, presso il Cinema Lux di Massagno. Con il sostegno di Coop cultura. Tre serate letterarie, un ricco aperitivo e la proiezione di un film a tema è la formula consolidata della rassegna.

La prima ospite, mercoledì 8, ore 18.30, è la torinese d’adozio- ne Alice Basso, apprezzata per la sua eroina seriale e ghostwriter Vani Sarca: uno dei personaggi più azzeccati nel panorama giallo italiano. Per il suo stile brillante, l’autrice viene chiamata “Malvaldi al femminile”. Dialogherà con Debora Gabaglio. Segue l’aperitivo sabaudo e la proiezione del film “Un gelido inverno”, 2010, di Debra Granik.

L’ospite della seconda serata è una “prima speciale” per il nostro festival: presentata da Elisabetta Bucciarelli, Paola Barbato – ovvero la signora “Dylan Dog” – è scrittrice e sceneggiatrice fra le più note. Un’occasione per conoscere una voce fuori dal coro che saprà suscitare nuovi interessi e inediti spunti di riflessione. Con il suo ultimo romanzo Io so chi sei ha saputo intrigare con adrenalina pura e lasciare di stucco con il finale. Segue l’aperitivo veneto e il film “Ogni cosa è segreta”, 2014, di Amy Berg.

Venerdì 10, ore 18.30, serata finale con la giallista bolognese Marilù Oliva, insegnante liceale e blogger (colonna portante di “Libero guerriero”). Da 10 anni e 10 pubblicazioni è in prima fila per rivendicare lo specifico femminile: molte protagoniste sono donne, con spunti da “fatti realmente accaduti”. Come nel suo ultimo Le spose sepolte, thriller dedicato a un caso di femminicidio. Sarà introdotta da Rosanna Maspero, poi l’aperitivo emiliano e la pellicola “Finalmente domenica”, 1983, di François Truffaut, con Fanny Ardant e J.-L. Trintignant.

Tutte e tre le pellicole saranno presentate da Gino Buscaglia.

www.tuttiicoloridelgiallo.ch