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Turismo
Grand Bisse d'Ayent

Capolavori da capogiro

FOTO
Nicolas Sedlatchek
02 settembre 2019

Il Grand Bisse d?Ayent nasce dal lago di Tseuzier. Il tratto più spettacolare di questo canale figurerà sulla nuova banconota da 100 franchi. Questo tratto, a ridosso della parete rocciosa, non è più in funzione: è stato rimpiazzato da una canalizzazione.

 

Con un tasso di precipitazioni appena superiore ai 500 ml per m2/anno, certe regioni del Vallese sfiorano un’aridità quasi desertica. «L’acqua assume una connotazione tanto più vitale e cruciale nella regione» spiega Gaëtan Morard, direttore del Musée des Bisses di Ayent. I 300 bisse ancora in funzione, rispetto ai 600 del passato, dotano il Vallese di un sistema di irrigazione unico nel suo genere in Svizzera, fin dai tempi dell’epoca romana. Ma, di fatto, cos’è esattamente un bisse? «È un canale d’irrigazione d’altitudine costruito con materiali differenti a seconda del periodo e del luogo: in legno, metallo o pietra, sempre a cielo aperto, che permette di far fluire l’acqua dei ghiacciai verso i terreni agricoli. Senza l’acqua, l’agricoltura vallesana sarebbe pressoché inesistente. Si stima che l’80 per cento dei bisse servano a irrigare l’80 per cento dei terreni agricoli e viticoli del cantone. E se prendo l’esempio di Ayent, addirittura l’acqua potabile è canalizzata da bisse, tanto per evidenziare la loro importanza». Quello di Ayent, è stato addirittura scelto per figurare sulle nuove banconote da 100 franchi. «È stata una grande sorpresa quando ce l’hanno annunciato. E un grande onore per i nostri antenati e consorzi che hanno saputo mantenere vivo questo patrimonio».

Il lago di Tseuzier, da dove prende il via il bisse d'Ayent.

In escursione.

Dettaglio dell'impressionante struttura.

Lavori di manutenzione, svolti annualmente per garantire il funzionamento dei canali.

Nati dalla peste

Da 100 franchi

Nuova banconota

È l’ultima nata della nona serie di banconote emesse dal 2016: quella da 100 franchi. La sequenza ha per tema “La Svizzera dalle molteplici sfaccettature,” come ognuno ha già avuto modo di constatare. Vi sono declinati i diversi aspetti del nostro Paese: il senso dell’organizzazione, la creatività, l’avventura, la tradizione umanitaria, la vocazione scientifica e la cultura della comunicazione. Ogni sfaccettatura è rappresentata graficamente da un elemento principale: il tempo, la luce, il vento, l’acqua, la materia, la parola. Per la banconota da 100 franchi, che sarà presentata ufficialmente a Berna il prossimo 3 settembre e messa in circolazione il 12 settembre, il filo conduttore sono la tradizione umanitaria e l’acqua. È in questa cornice che la designer grafica incaricata della sua realizzazione, la lucernese Manuela Pfrunder, ha scelto il bisse di Ayent, per far brillare la sua storia nata oltre 600 anni fa.

La storia dei bisse si intreccia irrimediabilmente con quella degli abitanti della regione. Quello di Ayent, costruito tra il 1448 e il 1464, non fa eccezione alla regola. «Il XVesimo secolo è un periodo in cui si aprono molti cantieri, spiega Gaëtan Morard. Quando si considerano le condizioni di costruzione a mani nude sui fianchi delle falesie e i rischi presi, si capisce senza ombra di dubbio che il bisogno d’acqua era vitale». Tanto più che le estensioni edificate non hanno nulla di aneddotico: 18 km per il bisse di Ayent, 32 km per il più lungo, il bisse di Sion. Ma è la grande peste del 1350 che rivestirà un ruolo determinante nella storia dei bisse: «L’epidemia falcia la metà della popolazione del Vallese – specifica il nostro interlocutore –. Con maggior spazio a disposizione, gli abitanti rimasti passano da una semplice agricoltura di sussistenza a un’agricoltura d’allevamento di bovini». Chi dice bestiame, dice pascolo e grande fabbisogno d’acqua. «È a questo punto che il Vallese si è imborghesito. Grazie all’acqua e quindi alla possibilità di allevare bestiame, il commercio diventa fiorente, instaurando un dinamismo economico senza precedenti: carne, cuoio, trasporti, ecc...».

Viticoltura e turismo

Oggigiorno, l’agricoltura vallesana è cambiata. Dei 2.000 bovini recensiti nel comune di Ayent nel 1970 non ne sono rimasti più di 200. L’omonimo bisse irriga principalmente il vigneto che si trova sopra il bisse di Clavau. «Più che mai la gestione dell’acqua sta diventando una sfida maggiore per l’economia della regione» sottolinea Gaëtan Morard. Il cambiamento climatico obbliga a ottimizzare l’utilizzo delle riserve idriche, in particolare facendo evolvere le tecniche di irrigazione. Ma al di là del ruolo cruciale nella distribuzione d’acqua alle popolazioni alpine, da alcuni anni i bisse esercitano un grande richiamo turistico grazie agli oltre 1.000 km di percorsi che si snodano attraverso i paesaggi mozzafiato delle Alpi vallesane. «È ciò che ha permesso ai bisse di iscriversi nel patrimonio turistico vallesano. E dunque di essere salvati, restaurati e non interrati, come accaduto a più riprese tra gli anni 1930 e 1970». Quanto al bisse di Ayent, il suo restauro fedele alla struttura del XVesimo secolo si è rivelato doppiamente vincente: figurando sulle nuove banconote da 100 franchi, l’opera da capogiro circolerà di mano in mano in tutta la Svizzera.