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TURISMO
ALBERGO DIFFUSO

Un altro mondo

L’anno prossimo a Corippo apre il primo “albergo diffuso” della Svizzera. Ma in cosa consiste questa offerta turistica ancora di nicchia? Per capirlo siamo stati a Lovere, borgo tra i più belli d’Italia sul lago d’Iseo.

FOTO
MELANIE TÜRKYILMAZ
10 maggio 2019

"Il corridoio" che, dalla reception, porta in piazza Vittorio Emanuele II.

Edoardo Trezzi e Chiara Giolo, titolari dell'albergo diffuso Torre Soca a Lovere (Bergamo). Sullo sfondo, uno scorcio del lago d'Iseo. 

Nella frenesia della città globale, il turista di nuova generazione ha riscoperto il fascino dei ritmi lenti e lo charme dei piccoli centri e dei borghi. Sensibile ai temi ambientali, è attento alla cultura locale e cerca il contatto umano diretto. Ed è in questo contesto che, nella galassia di prodotti turistici in offerta, negli ultimi anni si sta affermando sul mercato il cosiddetto “albergo diffuso”. La formula è stata ideata dopo il terremoto del Friuli del 1976 da Leonardo Zanier – poeta e sindacalista friulano deceduto a Riva San Vitale due anni fa – e promossa dal professor Giancarlo Dall’Ara, che nel 1995 ha pubblicato il Manuale dell’Albergo Diffuso (Franco Angeli Edizioni), fonte di ispirazione dei nostri protagonisti, incontrati nel nostro viaggio in Lombardia e in Ticino. Sono Chiara Giolo, classe 1981 e Edoardo Trezzi, 40 anni, che a Lovere, borgo medievale di 5.000 abitanti sul lago d’Iseo, nel 2013 hanno aperto l’albergo diffuso “Torre Soca” e la Fondazione Corippo 1975, presieduta da Fabio Giacomazzi, 63 anni, che il prossimo anno inaugurerà un progetto turistico simile.

Prima tappa: Lovere

Il percorso di Chiara e Edoardo è partito da uno slancio ideale divenuto «un vero e proprio progetto di vita». Hanno lasciato Milano nel 2012, archiviate le vacanze in giro per il mondo, e un’occupazione alla casa editrice Hoepli (Chiara andava periodicamente all’Accademia di architettura di Mendrisio a portare i libri), dove si sono conosciuti e innamorati, per andare a vivere in un borgo di provincia e a fare gli albergatori, 365 giorni all’anno e 24 ore su 24.

La via delle Rose, con la stretta che porta al lago. 

Una scelta d’amore

Li incontriamo alla reception del loro Torre Soca. Da lì, percorriamo insieme il corridoio immaginario che ci porta nel cuore del centro storico del piccolo centro in provincia di Bergamo, in piazza Vittorio Emanuele II con il bar, il panettiere, gli anziani seduti sulla panchina, la torre civica con l’orologio e il Leone di San Marco. «Il nostro amore per Lovere e la nostra battaglia contro lo spopolamento del centro storico ci hanno spinto a intraprendere quest’avventura», spiega Chiara, mentre saluta sua madre e una sua amica che incrocia per strada. «Quando accompagno gli ospiti al loro appartamento saluto dalle 10 alle 12 persone», aggiunge Edoardo. Saluti e veloci battute che si trasformano in sorrisi e risate. E tutto ciò piace ai turisti “del diffuso”.

Per Chiara e Edoardo gli inizi non sono stati facili. In paese prevaleva lo scetticismo e bisognava capire se questa attività fosse sostenibile finanziariamente. «La Camera di commercio di Bergamo ci ha aiutato a fare il business plan. I nove appartamenti in gestione, infatti, non sono di nostra proprietà e i costi fissi da sostenere sono importanti», continua Chiara. La «sana incoscienza» della coppia viene premiata con il sostegno decisivo di alcune famiglie del centro storico, che hanno concesso alcuni loro appartamenti di proprietà in affitto. Si inizia nel maggio del 2013. Un appartamento costa sui 90 franchi a notte. Il primo cliente è un ciclista tedesco di passaggio, «portatoci dal “marinaio”, un anziano loverese». Una mano, poi, nel giugno-luglio del 2016 è arrivata dall’artista Christo: «la sua installazione artistica ha portato ulteriore notorietà al lago d’Iseo a livello internazionale».

 Una stanza vista lago del Torre Soca.

 

Annalisa Mazzucchelli, del bar "Il Circolo", dove è stato festeggiato il Capodanno "diffuso", in cui gli ospiti di Trezzi e Gioli hanno potuto condividere la festa con residenti e i loro familiari.

Il capodanno al bar “Il Circolo”

All’ora di pranzo Chiara e Edoardo ci portano al bar “Il Circolo” – altra vera e propria chicca per il turista metropolitano affamato di autenticità – con le carte da gioco, il biliardo e il campo di bocce. La famiglia Paris ci accoglie con una brocca di vino frizzante, risotto con filetto di pesce persico del Sebino, polenta con sarde di lago e crema di luganighetta. È in questo locale che, come svela Edoardo, cresciuto a Seveso, «abbiamo festeggiato il nostro primo Capodanno “diffuso” insieme ai nostri ospiti, ad alcuni nostri amici, alle loro famiglie e alcuni residenti. I nostri casoncelli caserecci hanno fatto il resto».

Papà Paris e sua figlia dietro al bancone del bar "Il Circolo".

 

Mentre Chiara ci accompagna nell’appartamento dove alloggeremo, con balcone e vista lago, wi-fi gratuito, gli asciugamani sul letto, e la cartina del paese sul tavolo, continua il suo racconto: «noi al posto del cocktail di benvenuto offriamo la visita guidata del centro storico di Lovere, che dal 2003 fa parte dei Borghi più belli d’Italia».

Piergiacomo Vender, della pasticceria Wender fondata nel 1929.

 

Domenica Laconi, del panificio Laconi, che fornisce il Torre Soca i cornetti e i panini per la prima colazione degli ospiti.

Dopo il caffè si affronta un altro aspetto importante della “filosofia” di questo tipo di offerta turistica: la sostenibilità, che permette di utilizzare spazi già esistenti senza costruire nulla di nuovo. Ciò significa, inoltre, prediligere la produzione locale, a cominciare dai negozi del centro storico, come la ferramenta di Daniele Cottinelli e di sua moglie Piera, la pasticceria Wender che, come Cottinelli, è alla terza generazione e, infine, il panificio Laconi, dove il Torre Soca si rifornisce di pane e cornetti freschi per la prima colazione.

L’invito della vicina di casa

Tornati nel nostro appartamento, andiamo sul balcone per goderci la vista sul lago. Nella casa a fianco c’è Luisa Tacconelli, simpatica 80enne che dalla finestra ci saluta e dopo due chiacchiere ci invita a salire per mostrare le foto di famiglia e raccontare della Lovere che fu. Ennesima manifestazione di cordialità e apertura, il più bel souvenir da portarsi a casa.

 

La signora Luisa Tacconelli ci ha invitato a casa sua per fare due chiacchiere.

 

 Vista dalla stanza dell'albergo diffuso Torre Soca sul lago d'Iseo.

 Un angolo del centro storico di Lovere.

 Vista panoramica sul centro storico di Lovere. Al centro la torre civica con l'orologio, restaurato nel 2013.

 Una via di Lovere.

 

Uno scorcio di Corippo, che ospiterà il primo albergo diffuso della Svizzera.

Seconda tappa: Corippo

Ed è con questa sensazione che ci congediamo da Lovere e torniamo in Ticino, a Corippo, dove la Fondazione Corippo 1975 sta mettendo a punto un’offerta turistica che possa fare di questo piccolo villaggio della Verzasca una meta per una vacanza nella natura, ma anche culturale, con seminari artistici. «Il progetto iniziale del 1975 voleva riportare abitanti in paese, ma è riuscito parzialmente, in quanto buona parte delle case sono troppo piccole e non si prestano all’utilizzo primario secondo gli attuali standard abitativi senza stravolgerne le caratteristiche originarie», afferma l’urbanista Fabio Giacomazzi, presidente della fondazione. «In effetti scopo primario della Fondazione è di mantenere in vita il villaggio, conservandone le peculiarità architettoniche, urbanistiche e paesaggistiche. La valorizzazione turistica non è il fine, bensì il mezzo per raggiungere quel fine». Per questo altre idee non adeguate di sfruttamento turistico in passato sono state bocciate.Ma qual è il punto di riferimento di questo progetto? «Il Manuale degli Alberghi diffusi di Giancarlo Dall’Ara. Una volta che l’albergo funzionerà, ci allacceremo a questa rete», risponde il presidente, che poi sbaraglia il campo da ogni malinteso: «A Corippo non sorgerà nessun resort privato. Qui abbiamo una compenetrazione tra l’ospite, il tessuto abitato e un’offerta turistica di valore». «Ci aspettiamo che con la gestione dell’albergo possa insediarsi a Corippo una nuova famiglia», aggiunge Samantha Bourgoin, portavoce della fondazione. «Lo scopo è anche di valorizzare i prodotti locali e gastronomici della regione, reintroducendo la coltivazione della segale per trasformarla in farina con il mulino ristrutturato, rimettere in funzione il forno per fare il pane da mettere in vendita nell’osteria, che verrà ampliata e sarà il centro pulsante del nostro albergo diffuso. La rivitalizzazione, quindi, non significa fare di Corippo un museo, ma creare una struttura ricettiva a prezzi accessibili dove l’osteria è la sua reception, la piazza la sua lobby, i vicoli i suoi corridoi e le singole case le sue camere d’albergo».

Il villaggio di Corippo ospiterà il primo albergo diffuso in Svizzera.

 

La signora Amstutz, attuale gerente dell'osteria di Corippo lascerà l'anno prossimo il posto al nuovo gerente dell'albergo diffuso. Il locale verrà ingrandito e fungerà da reception e ristorante. 

 

L'interno di uno dei rustici che diventeranno stanze dell'albergo diffuso di Corippo.

 

Vecchie scarpe e altri oggetti lasciati all'interno dei vecchi rustici ci fanno immaginare la dura vita a Corippo fino agli anni '50.

 

Il mulino dal quale si ricaverà farina di segale e di castagna.

La raccolta fondi

Samantha Bourgoin ci porta a visitare gli spazi delle 5 unità abitative di proprietà della fondazione, che diventeranno 26 posti letto, wellness, infopoint, ufficio albergo, servizio lavanderia. All’interno delle stanze giacciono vecchi scarponi, gerle, lettiere e cartoline risalenti agli anni ’50. «Era dura la vita dei nostri nonni», sospira Bourgoin. La trasmissione di una memoria collettiva è fondamentale per creare un legame tra vecchie e nuove generazioni. Ed è proprio per questo motivo che si spera che siano molti coloro che rispondano presente alla raccolta fondi di 600mila franchi, che serviranno a raggiungere i 3,578 milioni di franchi necessari al piano di finanziamento per il progetto Albergo Diffuso di Corippo. «Chiediamo un aiuto» – concludono Bourgoin e Giacomazzi – perché questo paesaggio è un patrimonio di tutti noi».

Samantha Bourgoin, portavoce della Fondazione Corippo 1975, e il presidente Fabio Giacomazzi. Sullo sfondo il villaggio di Corippo.

 

 

 

 

 

 

 

 


Giancarlo Dall'Ara, presidente dell'Associazione Nazionale degli Alberghi Diffusi.

 

Professor Dall’Ara, qual è l’idea innovativa dell’albergo diffuso?

Sta nel fatto di alloggiare in una casa tipica, inserita in una realtà viva, in un contesto dove c’è una comunità e una storia da raccontare. E che si possa usufruire di tutti i servizi alberghieri. Se hai bisogno di un termometro alle undici di sera chiami la reception, come in un hotel tradizionale, ma alloggi in una casa che non è stata costruita per turisti.

Il grande tema attuale della sostenibilità...

La formula è sostenibile perché non si costruisce nulla di nuovo. Inoltre, privilegiamo il restauro con l’utilizzo di materiali locali e invitiamo ad acquistare e utilizzare prodotti del territorio.

Quando e perché è nata l’associazione?

È nata tredici anni fa a Rimini. L’obiettivo era di creare un modello che si differenziasse dalla semplice importazione di modelli di ospitalità esteri come il bed & breakfast, o i Resort. L’ispirazione è nata con la scoperta dei ryokan, l’antica locanda giapponese, un modello originale e made in Japan, che mi ha fatto riflettere sul modello di sviluppo di tanti borghi italiani che è orizzontale e non verticale, con le case che si costruivano una accanto all’altra, man mano che le famiglie patriarcali si allargavano. L’idea di sostituire allo sviluppo verticale lo sviluppo orizzontale, è alla base dell’albergo diffuso.

Che aiuto date a chi vuole aprirne uno?

La nostra associazione è costituita da volontari. Siamo ancora di nicchia e questo è un nostro punto di forza. A chi si rivolge a noi diamo il nostro know-how gratuitamente. In cambio chiediamo che la denominazione “Albergo diffuso” venga esposta in italiano anche all’estero.

Quanti sono gli alberghi diffusi?

In Italia sono un centinaio, Ce ne sono anche in diversi paesi europei e in Giappone.