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CLARO
OASI DI PACE

Un faro di montagna

Il monastero di clausura di Claro da febbraio ha una nuova abbadessa. Incontro con madre Maria Sofia Cichetti, che ci ha ospitati per farci conoscere meglio la vita monastica. 

FOTO
Keystone / Ti-Press / Samuel Golay
14 aprile 2019

Veduta aerea del Monastero Santa Maria Assunta di Claro.

L'indipendenza ritrovata

Il monastero di Claro

ll monastero di S. Maria Assunta sopra Claro, lo scorso 9 febbraio, con la nomina di Maria Sofia Chichetti ad abbadessa, è tornato indipendente. Dal 1971, infatti, il monastero, per far fronte alla carenza di vocazioni, ricorse all’aiuto dell’abbazia benedettina di S. Maria di Rosano (Firenze). È possibile trascorrere alcuni giorni di ritiro spirituale e di preghiera nella foresteria del monastero.

Ulteriori informazioni qui: www.monasterodiclaro.ch

Si sta facendo sera, tira un forte vento: lo si sente passare tra le foglie delle palme del sagrato del monastero e da valle porta lo sferragliare dei treni. Claro è appena qui sotto. Da quando il monastero fu fondato, nel 1490, il paese si è ampliato, sono state costruite l’autostrada, la ferrovia: tante cose sono cambiate. Quassù invece, dove da oltre cinquecento anni le monache seguono la Regola di San Benedetto ora et labora, prega e lavora, il tempo sembra essersi fermato.

Ma va avanti, come mi ricorda il ticchettio dell’orologio nel parlatorio dove ho appuntamento con la abbadessa. Entra madre Maria Sofia Cichetti ad accogliermi con un grande sorriso e una forte stretta di mano che sciolgono subito il ghiaccio. «Non viviamo separate dalla società. Siamo unite spiritualmente e moralmente alla popolazione. Non abbiamo né televisore né radio, ma i giornali sì».

Pur essendo in Ticino da soli due anni, la abbadessa conosce bene il panorama politico del territorio e ha ricevuto diverse personalità. «Ai politici dico che non mi importa a quale partito appartengano, ma che siano persone oneste; che facciano l’interesse della gente e non il proprio. Altrimenti non sono politici, ma politicanti». 

Mi piace questa abbadessa che parla in modo spontaneo e schietto. «La chiarezza e la sincerità sono la base di tutto, altrimenti si costruisce sulla sabbia, non sulla roccia».

 L'abbadessa madre Maria Sofia Cichetti. 

Ed ecco che con poche battute, la abbadessa ha già posto una base solida su cui intavolare una discussione. Ma sarà per domani, perché è quasi ora di cena: nel monastero benedettino le giornate sono scandite in modo regolare e puntuale. Madre Maria Sofia si ritira e raggiunge le sorelle, mentre per me la cena è prevista in un refettorio a parte. Suona una campanella, entro nella piccola sala, e una monaca al mio arrivo si dilegua: come per incanto la tavola è imbandita, solo per me. Tutto è molto buono, ma mi spiace non poter nemmeno dire grazie a    chi ha preparato e servito la cena. Vedendo i piatti vuoti e riassettati, le monache capiranno il mio goffo tentativo di ringraziamento. 

Sono le 20, suonano le campane, ora di Compieta, l’ultima funzione, poi di nuovo il silenzio. Non c’è una nuvola, ma di stelle non se ne vedono tante: il monastero, di notte, viene illuminato. Che sia come un faro per chi abita là sotto? Mi ritiro nella piccola e accogliente camera della foresteria.

L'abbadessa del Monastero Santa Maria Assunta davanti all'ingresso che porta al refettorio degli ospiti. 

Il silenzio, un mezzo necessario

Alle 6 suonano le campane, gli uccellini cinguettano e poco più tardi anche la campanella della funivia risuona: è arrivato il parroco per la messa delle 7, che qui si svolge ancora in latino e con i canti delle monache. In seguito ho ancora l’occasione di incontrare madre Maria Sofia. «Non è più il tempo della monaca di Monza, nessuno ci obbliga a stare qui: la vocazione è un dono, ma la persona deve corrispondere –. Mi stupisce l’affabilità e il senso dell’umorismo dell’abbadessa –. Non siamo sante. L’aureola non c’è, e non siamo qui in contemplazione, levitando fino al soffitto» sorride. Eliminati i cliché, emergono loro: una comunità di undici donne che hanno deciso di dedicare la propria vita a Dio. In silenzio. «Chi ama lo sa bene. Non ha bisogno di dire in continuazione “Ti amo ti amo ti amo”. Per noi il silenzio non è un fine ma un mezzo necessario per continuare a pregare, per coltivare il nostro tête-à-tête con il Signore. Perché anche quando lavoriamo continuiamo a pregare. Nell’ora di ricreazione invece si parla, anzi si deve parlare!». La conversazione prosegue, la monaca risponde di buon cuore a tutte le mie domande sulla sua esperienza e sulla vita monastica di Claro, con chiarezza e semplicità. Sono in un monastero di clausura, ma quello che trovo è tutto fuorché chiusura: è accoglienza, ascolto e apertura verso il mondo. 

Per me è arrivato il momento di partire e, a guardare il brulichio di vite che scorrono poco più sotto, mi preparo ad abbandonare questo silenzio prezioso. Per fortuna c’è una bella passeggiata per ridiscendere e per rimuginare tutte queste cose. E una volta sotto, di sicuro porterò uno sguardo nuovo al monastero di madre Maria Sofia, questo faro in mezzo alla montagna.